Per una notte, SHARPER porta la scienza nelle piazze dell’Aquila. Il tema 2026 è le regioni estreme del pianeta — e il cacao ne è un esempio perfetto: cresce solo in una sottile fascia intorno all’equatore, tra foreste pluviali umide, isole tropicali e territori spesso difficili da raggiungere. Il percorso di Cacao Motum parte proprio da qui, e da qui in poi ogni tappa spiega la successiva.
Si comincia da una mappa di questi territori, per capire chi sono davvero i produttori con cui l’azienda lavora e cosa si fa insieme a loro nelle piantagioni — dalla raccolta alla fermentazione, fino alla scelta del cacao. È proprio la fermentazione, il passaggio più delicato, a diventare la seconda tappa: semi di cacao a diversi stadi, da toccare e annusare, per osservare da vicino come lieviti e batteri li trasformano in aromi — e senza i quali quei semi resterebbero immangiabili.
Quegli aromi sono esattamente ciò che si mette alla prova nella terza tappa: un assaggio comparativo di cioccolato tra tre continenti, per riconoscere nel gusto il territorio d’origine appena raccontato dalla mappa. Il gusto diventa la prova sensoriale di tutto il percorso fatto fin qui.
Ed è proprio da quell’assaggio che nasce l’ultima domanda, la più attuale: se il cacao vero ha davvero questo valore — di territorio, di lavoro, di identità — perché oggi rischia di scomparire? Tra il 2023 e il 2024 il prezzo del cacao è esploso, e parte dell’industria ha risposto sostituendolo con ingredienti più economici o con cacao coltivato in laboratorio. La quarta tappa chiude il cerchio aperto dalla prima: la filiera diretta e tracciata, il modello che Cacao Motum pratica ogni giorno, è la risposta concreta a chi ha appena scoperto, assaggiandolo, perché vale la pena proteggerlo.
Come ogni tappa di SHARPER, anche questa si tocca, si annusa e si assaggia: la scienza del cioccolato, raccontata da chi il cacao lo ama, lo conosce da vicino e lo rispetta.
