
L’acqua lega o separa? Chi decide il suo futuro? È scarsa per scelta?
Le pratiche, le visioni e le costruzioni sociali legate all’acqua non sono mai neutre. L’acqua può nutrire, collegare, far vivere una città — ma anche separare, escludere, segnare confini. Nella storia coloniale il controllo dell’acqua è stato spesso strumento di potere: chi vi aveva accesso viveva, coltivava, governava; chi ne era escluso restava ai margini. Canali, porti, dighe, reti idriche e bonifiche non sono solo opere tecniche: hanno disegnato gerarchie tra territori, quartieri, popolazioni e corpi.
La proposta parte da Pirri e dal canale di Mammarranca per interrogarne l’ambivalenza: non un semplice elemento naturale o infrastruttura urbana, ma una linea che può unire e dividere, collegare acque, quartieri e paesaggi, o diventare confine, barriera, ferita, spazio dimenticato.
Il laboratorio porta questa riflessione dentro un’esperienza vicina: Mammarranca diventa il punto da cui capire che anche una città contemporanea è attraversata da linee d’acqua non innocenti, capaci di segnare una distanza tra centro e periferia, tra chi vede il rischio e chi lo subisce. Cambiando scala, l’esperienza del canale aiuta a comprendere come il potere dell’acqua condizioni la vita di interi popoli: le testimonianze dalla Palestina, insieme a quelle di operatori sardi impegnati in Asia e Africa, raccontano cosa significhi costruire un rapporto con l’acqua fondato su solidarietà e cooperazione.
“Acque che col-legano” non propone una visione pacificata: l’acqua lega perché mette in relazione, ma anche perché vincola, trattiene, separa e rende visibili i rapporti di potere.
Il laboratorio si apre con la proiezione del film dedicato al canale di Mammarranca, arricchita dalle testimonianze da Palestina e Sardegna e da interventi di esperti sul futuro delle risorse idriche. Segue una fase interattiva con strumenti partecipativi: domande ispirate ai temi emersi stimolano il pubblico a confrontarsi e riflettere collettivamente sulla gestione della risorsa idrica.
Guardare Mammarranca significa guardare una città attraverso le sue acque nascoste, chiedendosi chi viene collegato, chi separato, chi può decidere il futuro. Attraverso il canale comprendiamo la contesa dell’acqua: nemica e desiderata, che divide e che unisce, giusta e ingiusta nelle relazioni di potere. Decolonizzare il futuro significa leggere l’acqua come storia di relazioni e disuguaglianze — chiedersi non solo dove scorre, ma chi ne dispone, chi ne resta escluso, e come possa diventare strumento di giustizia e trasformazione.
A cura di Emanuela Spanò (Dipartimento di Scienze politiche e sociali).
Descrizione immagine: vista aerea di un paesaggio fluviale in Iran. Foto di atiyeh fathi per Unsplash+
