
Quando la montagna respira: l’acqua del Gran Sasso e il terremoto di Amatrice
Un territorio isolato geograficamente, ma fortemente legato alle sue montagne, diventa il punto di contatto ideale tra la scienza d’avanguardia e le comunità dell’Appennino centrale. In questo contesto si inserisce uno studio unico nel suo genere, condotto nel cuore del Gran Sasso d’Italia, focalizzato sulle variazioni della pressione idraulica nell’omonimo acquifero prima, durante e dopo il terremoto di Amatrice del 2016 (magnitudo 6.0 Mw). L’analisi di dettaglio ha riguardato dati registrati in continua e ad elevato campionamento per quasi due anni (maggio 2015 – gennaio 2017). Sebbene la stazione di misura si trovasse a circa 39 km a sud-est dall’epicentro, i dati hanno rivelato anomalie idrauliche significative già cinque giorni prima della scossa principale (24 agosto 2016). Questi risultati hanno evidenziato un comportamento altamente dinamico dell’acquifero, probabilmente associato alla risalita del geogas correlata alla fase preparatoria del terremoto.
Verrà raccontata la sfida logistica di installare sensori ad alta tecnologia a centinaia di metri di profondità, in un ambiente remoto e complesso. L’attività mira a dimostrare che la ricerca geofisica non è una disciplina distante e teorica, ma un potente strumento di connessione e resilienza per le popolazioni che convivono con la sismicità. L’obiettivo è trasformare dati scientifici astratti in consapevolezza condivisa, portando la tecnologia d’avanguardia direttamente dove la montagna “respira”, per aiutare le comunità a comprendere meglio i segnali invisibili ma cruciali della loro terra.
Ricercatore: Gaetano De Luca – Primo Tecnologo – INGV, Sezione Osservatorio Nazionale Terremoti, L’Aquila
Data: mercoledì 23 settembre 2026
Orario: da definire al momento della prenotazione
Su prenotazione all’indirizzo: : gaetano.deluca@ingv.it
